venerdì 14 ottobre 2016

MEMORIES: Primo giorno in reparto

Ore 7.45. Entro in Ospedale ed un forte odore di disinfettante mi stordisce. Sono a digiuno, ed odio fare cose e vedere persone senza aver prima bevuto un'intera macchinetta di caffè. Prendo il mio numerino (il 12, come scordarlo) e mi siedo ad aspettare il mio turno.
Poco dopo vedo entrare in sala d'attesa un bambino sulla decina: t-shirt da rapper, cappellino verde, VANS ai piedi e jeans larghi. Capisco subito che è un piccolo (piccolissimo) paziente del reparto e mi si stringe il cuore. Indossa una mascherina, non ha i capelli, ed è tremendamente pallido. Viene chiamato in sala prelievi subito dopo di me, e mi vede seduta in poltrona con la siringa nel braccio, mentre sbuffo con l'infermiera per via dei numerosi aghi che dovranno infilarmi nelle vene di lì a poco. Lui, forte della sua esperienza, con tono coraggioso mi dice: "Sai quanti altri buchi dovranno farti?". Io rimango per un attimo basita, e poi scoppio a ridere. Gli tendo la mano e mi presento e lui, tutto galante, fa lo stesso. Mi confessa seccato che la Dottoressa che lo ha in cura (la stessa che si occupa di me), durante i cicli di chemio gli ha vietato i fritti, e lui proprio non riesce a rinunciare alle cotolette di sua nonna.
...E io che sto a pensare a quei quattro peli che ho in testa, quando ci sono problemi ben più importanti: LE COTOLETTE. Come dargli torto??? Abbiamo trascorso tutta la mattinata insieme, ed alle 12.30 circa, mentre stavo andando via, lo sento chiamarmi a gran voce a bordo della sua macchina mentre si sbracciava per salutarmi. Mi è entrato subito nel cuore, il piccolo A. Gli voglio già bene.