lunedì 17 ottobre 2016

Domani iniziamo a far capire a Mr. Hodgkin chi comanda!

Dopo una giornata trascorsa in ospedale, decisamente produttiva, torno a casa stanca ma immensamente soddisfatta.
Per prima cosa, ho avuto conferma che domattina inizierò finalmente la terapia: dopo un'ora di chiacchierata con la Dottoressa B., anche le ultime paure e gli ultimi dubbi a riguardo si sono dissolti. Insomma, domani alle 9.30 in reparto, dopo una bella colazione, e si inizia a prendere a pugni l'ospite indesiderato!
Stamattina (praticamente all'alba, mortacci loro) ho anche levato i 5 punti al collo, esito della biopsia linfonodale di 12 giorni fa. La cicatrice, per quanto lunga pochi centimetri, è comunque in un punto piuttosto evidente... Ma si sa che i veri guerrieri le sfoggiano con orgoglio, e io farò lo stesso! 
Nel primo pomeriggio ho anche subito una ulteriore TAC, stavolta con mezzo di contrasto, il cui esito è perfettamente in accordo con la PET dello scorso giovedì, quindi niente complicazioni ed un altro sospiro di sollievo!
Dulcis in fundo, ho saputo che il prossimo giovedì, il 27, mi verrà installato il port-a-cath, per evitare qualunque rischio di stravaso dei farmaci chemioterapici nel sottocute (con conseguenze dolorosissime), nonché per preservare gli accessi venosi periferici per gli esami ematologici di routine e per quelli di imaging come TAC e PET. Si tratterà di avere qualche altro punto di sutura sotto la clavicola per una decina di giorni, ma poi niente più problemi fino al giorno della rimozione del catetere.
Nel corso di questa giornata ho capito una cosa che ritengo fondamentale per ogni paziente: in caso di dubbi, paure, incomprensioni, o qualunque altro pensiero, nulla può essere più di aiuto che parlare col proprio medico. Come recita la vignetta più in basso: "Se non sei felice, fallo sapere alla gente". Solo così la gente potrà capire come ti senti ed agire compatibilmente con le tue necessità. Essere malati non vuol dire dover subire: né la terapia, né i commenti degli estranei, né i propri stati d'animo; bisogna piuttosto accogliere l'inevitabile cambiamento, attraversarlo, per poi lasciarlo andare.