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sabato 25 febbraio 2017

QUESTIONS & ANSWERS: Rispondo alle vostre domande...

Vorrei innanzi tutto ringraziare tutti coloro che mi hanno scritto in queste settimane, per pormi qualche domanda o semplicemente per raccontarmi la loro storia. Mi fa molto piacere leggere di chi, come me, ha vissuto o sta vivendo il duro viaggio della Chemioterapia. Di seguito ho raccolto alcune tra le domande più frequenti che mi sono state poste, o semplicemente quelle che mi hanno incuriosito di più; per ciascuna una breve risposta, per evitare che questo post diventi IMMENSO. 😅

  • COSA E' UN LINFOMA? COME SI "CONTRAE"?
Il linfoma è un tipo di tumore che colpisce il sistema linfatico, ovvero l'insieme delle strutture che formano il sistema immunitario del nostro organismo. Il sistema linfatico è costituito da linfonodi (o ghiandole linfatiche), milza e midollo osseo, e il linfoma può svilupparsi in ognuno di questi. I linfomi si distinguono in due macro-categorie: il linfoma di Hodgkin (LH), ed il linfoma non Hodgkin (LNH). Il primo (quello che mi è stato diagnosticato) è frequente soprattutto tra i 20 e i 30 anni. Il LNH è un tumore maligno che origina dai linfociti, cellule principali del sistema immunitario presenti nel sangue, con massima incidenza tra i 50 ed i 60 anni. I tumori non si contraggono come un'influenza, e per il LH non è possibile riconoscere fattori di rischio specifici, tranne forse il virus di Epstein-Barr (l’agente responsabile della mononucleosi) che è spesso riscontrato nei pazienti con linfoma di Hodgkin. Come per altre malattie tumorali, vi sono anche fattori di rischio di tipo ambientale come l’esposizione a pesticidi ed altri agenti chimici e a radiazioni ionizzanti. ALCUNI dei medici che mi hanno avuta in cura sostengono che il mio lavoro (in un laboratorio chimico) possa aver inciso sull'insorgenza della malattia.
  • COME HAI SCOPERTO IL TUMORE?
Ho già parlato di questo in un mio precedente post che trovate QUI. Ci sono voluti quasi 5 mesi per capire a cosa fossero dovuti quegli strani sintomi che avevo, e per scoprire che erano tutti collegati tra loro. Dopo la sospetta diagnosi, sono state necessarie delle conferme diagnostiche. La più importante, per una determinazione certa del tipo di linfoma, è la biopsia linfonodale, ovvero l'asportazione chirurgica di una ghiandola linfonodale ed la sua successiva analisi istologica. L'intervento per la biopsia può essere più o meno invasivo a seconda della localizzazione del linfonodo da asportare. Nel mio caso ce n'erano diversi molto superficiali sul lato destro del collo, quindi l'intervento è stato fatto in ambulatorio ed in anestesia locale; se la posizione del linfonodo è più "interna" saranno necessarie una sala operatoria ed una anestesia totale. Poi sono necessari una serie di esami per determinare localizzazione ed estensione della malattia: per questo motivo sono stata sottoposta ad ecografie, RX al torace, PET, TAC con e senza mezzo di contrasto. Infine, è necessario controllare che la malattia non abbia colpito il midollo osseo... Per far questo ci si deve sottoporre ad una biopsia del midollo, che viene effettuata in anestesia locale, in ambulatorio, prelevando una piccola porzione di osso piatto (bacino o sterno) con un apposito aggeggio, che a me sembrava simile ad un cavatappi. 😆
  • PERCHE' IL LH E' DEFINITO UN "TUMORE BUONO"?
Beh, un tumore (per quanto "facilmente" curabile) è sempre un tumore e come tale non va sottovaluto. Tuttavia, rispetto a diversi altri tipi di cancro, il LH ha delle percentuali di guarigione piuttosto elevate, superiori al 70%. Non per questo non ho avuto (e non ho) paura di morire, o paura che la malattia torni più forte di prima.
  • COSA E' IL "PROTOCOLLO ABVD"? COME VIENE SOMMINISTRATA LA CHEMIOTERAPIA?
ABVD è il protocollo chemioterapico attualmente più usato per la cura del LH. La sigla deriva dalle iniziali dei nomi dei farmaci che la compongono: adriamicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina. A seconda dell'estensione e dell'aggressività della malattia, vi si può affiancare o meno la radioterapia. Questi farmaci si somministrano per iniezione in vena. Ciò si può fare con una semplice flebo, inserendo un ago nel braccio, ma per evitare l’effetto fortemente irritante di alcune sostanze alle vene periferiche più sottili e delicate, spesso si ricorre al port-a-cath. Di questo simpatico amico vi ho già parlato QUI. Si tratta di un piccolo dispositivo introdotto sotto la cute del torace, costituito da un serbatoio con una parete perforabile da appositi aghi, ed una cannula di plastica che s’inserisce in vena (succlavia o giugulare). Alla terapia vera e propria, si affianca un mantenimento domestico, utile a proteggere da eventuali infezioni e a salvaguardare l'apparato digerente. Io ho assunto regolarmente protettori gastrici, antiemetici, ed antibiotici. 
  • LA CHEMIOTERAPIA PROVOCA STERILITA'? 
Le cure per il LH possono compromettere la fertilità futura. Sia gli uomini che le donne rischiano la sterilità: per questo talvolta viene consigliato il congelamento dello sperma o degli ovociti. Durante le cure io ho preferito "mettere a riposo" le ovaie mediante una cura ormonale, per fare sì che la terapia non le colpisca e non le danneggi. 
  • UMORE E CHEMIOTERAPIA. IL TUO RAPPORTO CON PARENTI ED AMICI E' CAMBIATO? 
Durante le terapie, ed anche ora che sto muovendo i primi passi nel mio processo di follow-up, il mio umore è piuttosto ballerino. Spesso devo fare i conti con paure ed ansia. In questi momenti spesso preferisco star sola, ma ho capito che parlare della mia condizione con "le persone della mia vita" mi fa davvero bene. Fondamentale per me è stato anche scrivere, sia qui che su carta. Inoltre, so che se non avessi avuto l'opportunità di instaurare un rapporto così vero, profondo e sincero con medici ed infermieri probabilmente non avrei affrontato le terapie (per quanto possibile) con il sorriso. 
  • LA TUA VITA E' CAMBIATA? 
La mia vita è radicalmente cambiata durate la terapia. Io, sempre indipendente e poco abituata a delegare, mi sono ritrovata ad aver bisogno di aiuto anche per le piccole cose. La terapia mi ha reso per qualche mese debole, stanca, sempre affaticata. Ora che sono sulla via della risalita, mi rendo conto di essere diventata più individualista: vengo prima io, poi tutto il resto e tutti gli altri. Faccio quello che sento, cercando di sfruttare al 100% ogni singolo giorno.

mercoledì 15 febbraio 2017

Cosa succede al corpo dopo la fine della Chemioterapia?

La fine della terapia, così come l'inizio della stessa, sono state delle belle batoste per il mio corpo. A circa 15 giorni dall'ultima infusione, sto vivendo su me stessa un veloce cambiamento... Alcuni effetti sono tangibili! Prima cosa su tutte, sento di star recuperando piano piano le energie: "più ti muovi e prima ti sentirai meglio" mi aveva detto la mia Dottoressa, ed ho seguito il suo consiglio. Oltre che a far bene all'umore, il movimento velocizza il metabolismo e favorisce l'eliminazione delle tossine derivanti dai chemioterapici, migliora l'attività cardiaca, e stimola il midollo osseo. Quest'ultimo effetto è estremamente importante: tutti coloro che sono sottoposti a chemioterapia dovranno fare i conti prima o poi con l'immunodeficienza e quel simpaticone di Zarzio, altrimenti detto fattore di crescita per la produzione dei neutrofili. I globuli bianchi, importantissimi per proteggerci da infezioni di qualunque tipo, vengono prodotti proprio nel midollo osseo: stimolarlo con una costante e moderata attività fisica favorisce la ripresa del sistema immunitario. Io, per mia fortuna, non ho mai dovuto affrontare febbre o influenza nel corso della terapia, ma questa non ha tardato ad arrivare una decina di giorni fa, e con il sistema immunitario un po' bastonato non è stato facile debellarla. In meno di un mese è anche ritornato alla normalità il mio ciclo mestruale: le mie povere ovaie si sono vendicate dello sbattone a cui le ho sottoposte nei mesi di terapia con opportuni crampi e dolori 😓. Ho comunque seguito i consigli dei miei medici, ed ho immediatamente fatto una visita dal ginecologo per controllare la situazione. Consiglio di fare lo stesso a tutte le ragazze che, come me, nonostante la chemioterapia, non hanno perso la voglia di avere una famiglia. Insomma, mi è stato detto che è normale che le prime mestruazioni siano più dolorose del solito, meno abbondanti, etc... Un altro pensiero in meno per me!!! 😊 C'è inoltre la questione concentrazione e memoria: mi è capitato speso durante i mesi di terapia di fare i conti con la memoria che fa cilecca o con la difficoltà di portare a termine un compito senza distrarmi. Ho recentemente scoperto che questo è un effetto collaterale piuttosto comune di alcuni farmaci chemioterapici come la Doxorubicina (presente nel mio protocollo di cura). Si chiama "ChemoBrain", e diversi studi dimostrano che persista per diversi mesi dalla fine delle cure. Diventare "scordaroli", quindi, non è solo legato all'ansia dei controlli o allo stress psicologico dell'inseguimento della guarigione, ma all'azione di alcuni farmaci sul sistema nervoso centrale. In questa pubblicazione su Clinical Neurophysiology ci sono ulteriori dettagli: Neurophysiology of chemotherapy-associated physical and mental fatigue: A study of chemobrain..
Inoltre, sto notando su me stessa una graduale ma lenta perdita di peso. Il gonfiore tipico del cortisone (che aveva trasformato la mia faccia in un pallone nel giro di un paio di settimane) è già andato via. Ora, grazie anche all'uso costante di tisane drenanti e di cibi sani, sto riacquistando le mie "dimensioni normali", perdendo un po' di liquidi accumulati. NIENTE DIETA o cose strane, sto semplicemente seguendo un regime alimentare sano e bevendo tanto. Mangio regolarmente pasta e pane, alterno carne e pesce, e non mancano mai almeno due porzioni di verdura al giorno. Per spuntino frutta (anche secca) e yogurt. Questo menù non l'ho inventato io, ma è frutto dei preziosissimi consigli della mia ematologa.
Veniamo ora al sofferto argomento capelli. Come già vi ho scritto in qualche post precedente, nel mio caso hanno iniziato a crescere già durante la seconda metà della terapia. La prima peluria, molto simile a quella che ricopre la testa dei neonati, ho dovuto tagliarla per permettere al capello stesso di crescere più spesso e resistente. E così sta accadendo: sono scurissimi, molto più folti di prima, e piuttosto spessi! 💙 Sono un orgoglio, e li coccolo come meglio posso, Da circa 5 settimane uso uno shampoo ultradelicato preso in farmacia (Shampoo Kerium dolcezza estrema), senza parabeni o altre sostanze che possono irritare il mio povero cuoio capelluto già sottoposto ad uno stress non indifferente. Nel mio caso, poi, l'uso di integratori per uso topico sta dando ottimi risultati. Insomma, ci vuole pazienza, ma i capelli ritornano più belli di prima. Sto per congedare la mia amica pelosa Marushka, preziosissima alleata nei miei mesi Mastro Lindo, e ne sono felice: è l'ultimo passo che manca per riprendere del tutto in mano la mia vita.

Vi ricordo nuovamente che nei prossimi giorni preparerò un post per rispondere alle vostre domande! Scrivetemi pure nei commenti o tramite mail, e cercherò di rispondere a tutti nella speranza di poter dare a chi mi legge lo stesso aiuto e la stessa forza che ha dato a me la lettura di altri blog. 


domenica 12 febbraio 2017

Ottavo giorno di Chemio... FINE!

La mia ultima chemioterapia è stata il 26 Gennaio. Sono rimasta (volutamente) lontana dal blog per diverso tempo, perché avevo la necessità di stare alla larga dalla malattia e da tutto quello che le girava intorno per un po'. La fine della terapia è stato un traguardo che non avrei mai pensato di poter tagliare con questa energia e voglia di vivere. Mi sembrava tutto così lontano e difficile quando il 18 Ottobre mi sono seduta per la prima volta su quella poltrona... Sentire suonare l'avviso dell'ultima flebo finita mi ha dato una scarica di adrenalina, un po' come quando ad un esame universitario sentivi chiamare il tuo nome... Ago staccato, cerotto, e... VIA. ERO LIBERA. Uscendo dalla sala terapia, trovo tutte le infermiere nel corridoio del reparto. Una di loro reggeva in mano un foglietto con scritto "Arrivederci Streghetta"... 💜 Mi si è sciolto il cuore, e mi sono lasciata andare in un pianto di gioia liberatorio. Senza di loro, senza i medici che mi hanno sempre ascoltato e supportato, senza le risate e le chiacchiere con gli altri pazienti, non ce l'avrei mai fatta. Uscendo, ho anche incontrato la MIA Dottoressa B.! "Sei stata grandiosa", mi dice. Io,senza nemmeno pensarci, le rispondo "Tu di più". Arrivo alla mia macchina e dopo 25 minuti sono a casa, con un unico pensiero nella mente: "Oggi inizia una nuova vita". Certo, ci saranno i controlli, le visite, (forse) la radioterapia... Ma il peggio è passato. Almeno spero. Ignoro la nausea la mattina dopo, mi trucco ed esco a fare una passeggiata. Prendo un caffè con gli amici e rido come se non ci fosse un domani. Dopo 4 giorni sono anche tornata a casa mia, a lavoro, come se nulla fosse accaduto. Non sono mai stata lontana dal mio lavoro in questi mesi, ma poter gestire tutto dal mio ufficio e non dalla scrivania di casa dei miei mi ha fatto sentire di nuovo "al mio posto". Manca solo un ultimo tassello per completare questo puzzle: la questione radioterapia. Sono settimane che vedo medici e faccio visite per consulto, ma non riescono a decidersi sul da farsi... Pare che il mio sia un caso borderline, e che non rientri in nessuna delle linee guida per la cura del Linfoma di Hodgkin. A distanza di 20 giorni dall'ultima terapia non so ancora nulla. Si tratterebbe di una terapia di consolidamento, per abbassare il rischio di recidive, ed io sarei decisamente propensa a farla. Infondo, se mai sarà, si tratterà di una decina di sedute... Vedremo che succede, nel frattempo devo solo aspettare la PET di fine terapia (a 40 giorni dall'ultima infusione), e le visite mensili al reparto per la pulizia del Port... L'aggeggino non potranno levarlo per ora, e la cosa mi crea un po' di disagio. Sopporterò anche questa, infondo ormai sono una roccia!!!

Per concludere, volevo ringraziarvi delle vostre tante viste al blog (siamo quasi a 25mila, wow), ed annunciarvi che nei prossimi giorni preparerò un post per rispondere a tuuuutte le vostre domande, che mi arrivano tramite mail o come commenti! Scrivetemi pure come e dove preferite, e cercherò di rispondere a tutti nella speranza di poter dare a chi mi legge lo stesso aiuto e la stessa forza che ha dato a me la lettura di altri blog. A presto...

VIVERE E' BELLISSIMO!



giovedì 10 novembre 2016

Un po' di vita, finalmente! ㋡

Che bello! Questa settimana niente ospedale, niente medici, niente visite, niente pensieri... Sono "scappata" a casa mia, sono tornata alla mia città ed alla mia vita, almeno fino alla fine della settimana. La prossima mi toccano visite di controllo e Chemio... Mercoledì prossimo sarà il giro di boa, la penultima seduta prima della PET intermedia, un'altra mazzata importante a Mr. Hodgkin. Sono carica a pallettoni, forse anche a causa di un po' di rabbia che porto dentro da un paio di giorni. Ho scoperto, infatti, che per quanto io stia "bene" (senza disturbi particolari, intendo...), non posso tornare a lavoro, almeno fino al termine delle cure. Un laboratorio chimico, e la potenziale esposizione a sostanze pericolose, potrebbe compromettere i tempi ed i modi della mia guarigione, nonché provocare problemi legali ai miei datori di lavoro. MERDA. Ci tenevo davvero tanto a tornare alla mia scrivania, nel mio ufficio, alle mie cose, anche se solo a settimane alterne. Dovrò pazientare qualche mese, e lavorare da casa. Mi godo, comunque, qualche giorno della vita che ho sempre vissuto, lasciando per quanto possibile Mr. Hodgkin nel dimenticatoio.

Colgo l'occasione per ringraziarvi, a 30 giorni dall'apertura di questo blog, per le tante tante visualizzazioni e per i vostri commenti. Le vostre parole mi danno una forza ed una gioia incredibile: sapere, per quanto possibile, di essere utile a qualcuno nella mia stessa situazione, che sia per uno sfogo o per un momento di confronto con chi vive la medesima situazione, mi rende felice.

GRAZIE!!!



lunedì 7 novembre 2016

Pensieri... E parole!

Sono le 5 del mattino, sono a letto da oltre 5 ore, e di dormire non se ne parla proprio. Troppi pensieri mi ronzano per la testa... Starmi accanto non è facile in tempi tranquilli, figuriamoci in un momento del genere, in cui ai fisiologici sbalzi ormonali si sommano anche i momenti di sconforto dovuti alla terapia e la paura di non farcela. In più c'è da considerare che sono una bella testa dura, maestra di razionalità... Capisco lo stress emotivo dello starmi accanto, accantonando i propri problemi mettendosi da parte, capisco la stanchezza lavorativa che si somma a quella mentale, capisco tutto.  Ma mi sento ingiustamente trascurata... Vorrei il mio compagno più presente, più vicino, più amorevole. Non voglio essere la telefonata fatta di corsa o il messaggio senza risposta. Voglio essere priorità, a prescindere dalla mia malattia. Voglio essere una via di fuga, non un peso. Non un obbligo, ma un piacere. Voglio sentirmi dire che sono bella, anche in casa, rasata e con le occhiaie. Voglio andare al cinema e passeggiare mano nella mano. Voglio tutto quello che merito.
Inutile vaneggiare, si sa che chi troppo vuole nulla stringe!


giovedì 27 ottobre 2016

Come ho scoperto di avere un tumore

In molti me lo chiedono, e a molti non riesco a rispondere. Quindi ho deciso di scrivere brevemente quello che mi è accaduto negli ultimi 5 mesi. 
Era la sera tra il 30 Aprile ed il 1 Maggio, sabato. Stavo facendo la doccia prima di uscire. Ad un certo punto sento sotto le dita 3-4 palline sul lato destro del collo. Mi spavento: vado in pronto soccorso. Mi misurano la temperatura, e scopro di avere qualche linea di febbre. Fanno una ecografia: si tratta di linfonodi di circa 1 cm. Mi consigliano di fare le analisi del sangue per il test della mononucleosi. La settimana successiva faccio le analisi, e scopro che la mononucleosi ce l'ho davvero. Me la porto avanti circa un mese, tra tosse stizzosa, febbricola, e debolezza. Quando passano tutti i sintomi rifaccio le analisi del sangue e stavolta l'infezione virale risulta superata. Tiro un sospiro di sollievo. Il medico di famiglia mi assicura che in 4-6 settimane i linfonodi ingrossati spariranno. 
Arriva Agosto, ed i linfonodi sono ancora lì. Anzi, a me sembrano più gonfi... Decido di fare un'altra ecografia e di andare a farmi visitare da un immunologo. Quest'ultimo mi prescrive pagine e pagine di analisi da fare, con indagini dettagliate sulla qualità dei miei globuli bianchi. Appena ricevo i risultati, il 30 settembre, glieli comunico: mi chiede di fare una ecografia urgente a collo, tiroide e zona sovraclaveare e di recarmi da lui quanto prima. Sbuffo, mi preoccupo, ma non mi dice nulla di più. Vado dal radiologo la sera stessa: lui appena inizia a smanettare con l'ecografo si zittisce. Dopo qualche minuto in cui armeggiava sul mio collo mi prende per il braccio e mi fa alzare dal lettino dicendo: "dobbiamo fare subito una lastra al torace". Inizio ad entrare nel panico. Faccio questi raggi, e poco dopo ricevo la diagnosi "E' un linfoma, signorina". BUIO
La mattina dopo sono in Ematologia, conosco la Dottoressa B., ed inizio a familiarizzare con l'idea di avere un tumore. Non so ancora di che tipo, quanto esteso, ma è dentro di me. Mi inserisce già nel protocollo per la chemio, che inizio dopo soli 18 giorni dalla diagnosi, ed in attesa degli altri esami (biopsie, PET, TAC, etc.) faccio tutti gli accertamenti di routine. Parlando con lei, finalmente tutto inizia ad avere un senso: il prurito che mi svegliava la notte e che a volte mi costringeva a grattarmi con una spazzola, l'affanno ingiustificato, la strana stanchezza serale... Questi erano i miei sintomi: mai avrei potuto pensare che quel prurito e quella spossatezza potessero essere segno di qualcosa di grave. Sono spaventata, stranita, e la prima settimana dopo la diagnosi mi rinchiudo in uno stato di mutismo e lacrima facile. Un'ameba praticamente. I continui andirivieni dal "mio" reparto, il calore degli amici, la preoccupazione dei miei, le coccole del mio compagno... Ricordo solo questo di quei giorni.
Poi capisco: il GIORNO 0, quello della diagnosi, non è un brutto giorno. E' il giorno in cui ho scoperto Mr. Hodgkin, e quindi il primo giorno verso la guarigione. Inizio a parlarne, a raccontare delle mie giornate in ospedale, apro il blog, ricomincio (per quanto possibile) la mia vita normale. 
Non c'è nulla di normale in un tumore a 28 anni, lo so. E' un evento raro, ma è capitato a me. E lo devo affrontare e sconfiggere. Mai come ora so che rivoglio la mia vita. 




mercoledì 26 ottobre 2016

Certi sogni ti restano aggrappati alle giornate...

Stamattina mi sono svegliata con in mente un sogno fatto la scorsa notte. Ero in una casa, molto simile a quella in cui ho vissuto per qualche tempo in Germania lo scorso anno: un ampio soggiorno con in fondo una finestra, ed una scala di legno per raggiungere il soppalco con la camera da letto. Sotto la scala, una grande libreria piena zeppa di libri perfettamente ordinati. Era notte, c'era un forte temporale e si sentiva forte il rumore del vento. Le folate erano così forti da far agitare la scala ed il soppalco (assurdo lo so, ma non per il mio inconscio onirico evidentemente...). Impaurita, scendo quindi dalle scale e mi rifugio in basso; poco dopo la scala crolla, facendo cadere tutti i libri. Il resto della casa, invece, intatto. Questa idea del "crollo" me la sono portata attaccata alla schiena con le unghie per tutto il giorno. Per quel poco che ne so, l'immagine della casa nei sogni è strettamente legata alla propria persona: la casa crollata l'ho quindi immediatamente associata ad un mio crollo fisico e mentale. Mi sono sentita fragile e vulnerabile, ed è una sensazione alla quale non sono abituata. Rimuginando sul sogno per tanto tanto tempo, però, ho improvvisamente messo a fuoco un dettaglio importante: questo temporale, questo maledetto Mr. Hodgkin, non ha fatto crollare l'intera casa, ma solo una parte di essa. Non sono caduta. Certo, ho avuto un bello scossone, ma sono rimasta in piedi... Sono orgogliosa di questo, e volevo condividerlo con voi.

venerdì 14 ottobre 2016

MEMORIES: Primo giorno in reparto

Ore 7.45. Entro in Ospedale ed un forte odore di disinfettante mi stordisce. Sono a digiuno, ed odio fare cose e vedere persone senza aver prima bevuto un'intera macchinetta di caffè. Prendo il mio numerino (il 12, come scordarlo) e mi siedo ad aspettare il mio turno.
Poco dopo vedo entrare in sala d'attesa un bambino sulla decina: t-shirt da rapper, cappellino verde, VANS ai piedi e jeans larghi. Capisco subito che è un piccolo (piccolissimo) paziente del reparto e mi si stringe il cuore. Indossa una mascherina, non ha i capelli, ed è tremendamente pallido. Viene chiamato in sala prelievi subito dopo di me, e mi vede seduta in poltrona con la siringa nel braccio, mentre sbuffo con l'infermiera per via dei numerosi aghi che dovranno infilarmi nelle vene di lì a poco. Lui, forte della sua esperienza, con tono coraggioso mi dice: "Sai quanti altri buchi dovranno farti?". Io rimango per un attimo basita, e poi scoppio a ridere. Gli tendo la mano e mi presento e lui, tutto galante, fa lo stesso. Mi confessa seccato che la Dottoressa che lo ha in cura (la stessa che si occupa di me), durante i cicli di chemio gli ha vietato i fritti, e lui proprio non riesce a rinunciare alle cotolette di sua nonna.
...E io che sto a pensare a quei quattro peli che ho in testa, quando ci sono problemi ben più importanti: LE COTOLETTE. Come dargli torto??? Abbiamo trascorso tutta la mattinata insieme, ed alle 12.30 circa, mentre stavo andando via, lo sento chiamarmi a gran voce a bordo della sua macchina mentre si sbracciava per salutarmi. Mi è entrato subito nel cuore, il piccolo A. Gli voglio già bene.